Il Val di Noto

 

Il terremoto del 1693, il cui epicentro fu nel Val di Noto distrusse quasi completamente la Sicilia orientale. Il duca di Camastra, supportato dall’ingegnere militare Carlos de Grunemberg, prevedeva un programma di ricostruzione basato sull’apertura di ampie prospettive e di scenografie urbane. Le città ricostruite furono Caltagirone, Militello, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa Ibla, Scicli, e parte di Catania.

 

A Noto si provvede ad eliminare i dislivelli del terreno attraverso la realizzazione di grandi scale dal forte impatto scenografico e le vie della città sono intervallate da piazze destinate ad accogliere feste, processioni e mercati. L’aristocrazia, da questo momento in poi, si insedia sulle aree più elevate. Per la costruzione di pietre e palazzi viene utilizzato il tufo giallo, pietra locale tenera dalla colorazione tra il dorato e il rosato, che si presta ad essere riccamente intagliata.

 

Gli elementi del barocco  sono, ancora una volta, mascheroni e putti, spesso a supporto dei balconi, balaustre in ferro battuto, grandi scale sia per le chiese che per i palazzi, facciate con movimenti concavi e convessi, marmi intarsiati mischi e tramischi. Il grande protagonista dell’architettura barocca orientale fu Rosario Gagliardi. Nel film L’Avventura di Michelangelo Antonioni, il protagonista Gabriele Ferzetti, ammirando la città di Noto dalla Chiesa di San Carlo al Corso, esclama: “ma guarda che fantasia, che movimento, si preoccupavano degli effetti scenografici. Che libertà straordinaria!”.

 

Nel 2002 Caltagirone, Militello, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli, sono state inserite nella “World Heritage List” dell’UNESCO diventando, quindi, patrimonio dell’umanità, per i seguenti motivi:

 

  • Sono un’eccezionale testimonianza dell’arte e dell’architettura del tardo Barocco
  • Rappresentano il culmine e l’ultima fioritura del Barocco europeo
  • La qualità di questo patrimonio è messa in evidenza anche dall’omogeneità causata dalla contemporanea ricostruzione della città
  • Le otto città sono in permanente rischio a causa di terremoti e delle eruzioni dell’Etna

 

Tra i temi architettonici più diffusi c’è quello delle “facciate – campanile, esempi ne sono la chiesa di San Giorgio a Ragusa e la Chiesa di Santa Maria delle Stelle a Comiso, entrambi progetti du Rosario Gagliardi. A queste si ispira la successiva chiesa di San Giorgio a Modica. “La facciata-torre è insieme corona della città e fortezza sacra, in un panorama dove l’esorcismo religioso, il vessillo della fede esaltano il rinnovato potere del clero nei confronti di una popolazione atterrita dai terremoti, allora intesi come conseguenza dell’ira divina”[1]

 

A Catania il centro urbano venne articolato, secondo l’asse della via Uzeda, nella sequenza di Piazza Duomo con adiacente la piazza degli Studi.  Lungo  i fronti della piazza Duomo vennero ricostruiti il palazzo del Senato, l’antica cattedrale normanna, la sede del vescovo e l’annesso seminario dei chierici. Nella piazza dell’Università sorsero residenze aristocratiche quali palazzo San Giuliano e palazzo Gioeni e dal nuovo edificio dell’Almo studio, il più antico istituto universitario siciliano.

 

I palazzi catanesi si distinguono per il telaio di paraste giganti bugnate, la fitta decorazione a rilievo intorno alle aperture, l’impiego di inserti scultorei e le cariatidi a fianco di portali e finestre. Tra i più importanti palazzi privati catanesi vi è Palazzo Biscari, realizzato per volere della famiglia Paternò castello dei principi di Biscari, a partire dalla fine del Seicento. Costruito sulle cinquecentesche mura di Carlo V ha un grande impatto visivo per chi viene dal mare. I balconi e le lesene sono in pietra bianca di Siracusa e creano un forte contrasto con il colore scuro della pietra lavica, presentano decorazioni con fiori, putti, fauni e telamoni. Gli interni del palazzo presentano ricche decorazioni in stile barocco e rococò.

 

Un tema prettamente siciliano è quello della “loggia belvedere” per permettere alle suore di clausura di potere godere del paesaggio. Alla rielaborazione delle logge belvedere presenti nei conventi si rifanno le volte di copertura di alcune chiese a pianta centrale come quelle di San Giuliano e Santa Chiara a Catania e Santo Stefano e del San Salvatore a Caltagirone ma anche del Santissimo Salvatore a Palermo.

 

[1]     Fagiolo M., Il modello originario delle facciate a torre del barocco ibleo: la facciata cinque-seicentesca della Cattedrale di Siracusa e il suo significato, in Rosario Gagliardi e l’architettura barocca in Italia e in Europa, «Annali del barocco in Sicilia», 3/1996, Gangemi, Roma 1996, pp. 43-57.