Ritratto di ignoto

Olio su tavola di noce, cm. 30,5 x 26,3

Cefalù, Museo della Fondazione Culturale Mandralisca

 

 

Questa piccola tavola è probabilmente il ritratto più conosciuto ed iconico tra quelli dipinti da Antonello: il celebre Ignoto appare dotato di una spiccatissima personalità, un fascino legato all’oscurità delle sue origini, al sorriso “canagliesco” e all’intensità dello sguardo.

 

La tradizione la vuole proveniente da Lipari, dove per lungo tempo era stata montata come sportello di un mobile di farmacia. Nel 1859 viene acquistato dal barone Enrico Pirajno di Mandralisca, studioso ed appassionato collezionista di antichità ed oggetti di pregio, per il suo Museo personale, oggi parte di una Fondazione.

 

La suggestione popolare, che lo ricordava come “ritratto d’ignoto marinajo di Lipari, da dove proviene”[1], perdurante a Cefalù, è stata raccolta nel 1976 dal noto romanzo di Vincenzo Consolo, “Il sorriso dell’ignoto marinaio”. Sebbene l’identificazione con un marinaio non abbia alcun fondamento, “è ben difficile menzionare qualcosa di più intimamente siciliano del Ritratto di Cefalù, nel cui sorriso tra eginetico e minatorio è condensata l’ambigua essenza dell’isola fascinosa e terribile.”[2] Probabilmente, proprio a questa sua espressione, beffarda e sardonica, sono dovuti i danni inferti alla superficie della tavola, quasi uno sfregio all’altezza della bocca.

 

L’opera è ritenuta uno dei primi ritratti eseguiti da Antonello, anche se sulla sua datazione esatta gli studiosi non sono concordi, collocandolo comunque tra il 1465 ed il ’70 circa. Nel taglio della figura, nella luce laterale e nello sfondo scuro è evidente l’influenza della pittura fiamminga, ma la raffinatezza volumetrica e la profonda espressività testimoniano la cultura rinascimentale italiana, contaminata con elementi di gusto provenzale[3]: un universo

 

[1] Cit. in M. Lucco 2006, p. 162
[2] F. Zeri 1976, p. 276
[3] F. Sricchia Santoro 1986, p. 157