G. Manzù, Tomba monumentale di R. Guttuso, Bagheria, Villa Cattolica

 

 

 

Guttuso muore a Roma nel 1987; secondo le sue volontà, viene sepolto nel cimitero di Bagheria, nella tomba di famiglia.

 

Il Maestro aveva già rimarcato il forte legame con la sua città natale con la donazione, a partire dal 1973, di un cospicuo numero di opere che aveva permesso la fondazione della Galleria Civica d’Arte Moderna a lui intitolata, con sede nella settecentesca Villa Cattolica.

 

Poco dopo, il figlio adottivo Fabio Carapezza Guttuso, interpretando il desiderio del padre, commissiona al grande scultore Giacomo Manzù, amico ed estimatore dello stesso Guttuso, una tomba monumentale. L’artista accetta e nel 1989 la realizza come dono alla memoria dell’amico, proponendo che venga posta proprio nel giardino della Villa Cattolica; “della delicata operazione dell’inserimento di quest’opera moderna nel contesto barocco e nel quadro del progetto di restauro globale della Villa Cattolica, viene incaricato l’architetto Vladimir Zorić, il quale aveva già precedentemente curato – e con plauso dello stesso Guttuso – la sistemazione della Galleria.” (D. Favatella Lo Cascio, pp. 15-18)

 

Per l’arca monumentale, dalle linee essenziali, Manzù sceglie un raro marmo dal Brasile, l’Azul Macaubas dalle vibranti tonalità di azzurro, con cui realizza un grande sarcofago a parallelepipedo. Su uno dei lati lunghi poggiano in volo quattro colombe a mezzo tondo in bronzo dorato, tutte diverse tra loro, che impreziosiscono l’essenzialità dell’insieme.

 

Oggi Guttuso riposa così in una sintesi unica del suo mondo più intimo, nella villa tra gli agrumeti e l’azzurro mare dell’Aspra, in perenne dialogo con le sue opere conservate nei vicini saloni settecenteschi.