Paolo Borsellino

 

(Palermo,19 Gennaio 1940-Palermo,19 Luglio 1992)

 

Nacque a Palermo nel popolare quartiere de La Kalsa, nel quale vivevano pure Giovanni Falcone e Tommaso Buscetta.

 

Dopo le scuole dell’obbligo, si iscrisse al Liceo Classico “Giovanni Meli” di Palermo e qui svolse il compito di direttore del giornale studentesco “Agorà”. Dopo il diploma intraprese gli studi di Giurisprudenza, laureandosi a pieni voti con una tesi dal titolo “Il fine dell’azione delittuosa”;nel 1963 partecipò al concorso per la Magistratura, diventando il più giovane magistrato d’Italia; cinque anni dopo sposò Agnese, figlia del magistrato Piraino Leto, dalla quale ebbe tre figli: Lucia, Manfredi e Fiammetta. Nel 1969 fu pretore a Monreale e qui ebbe modo di conoscere, per la prima volta, la nascente mafia dei corleonesi.

 

Nel Marzo del ’75 fu trasferito a Palermo ed entrò nell’Ufficio Istituzione Affari Penali sotto la guida di Rocco Chinnici, con il quale stabilì un rapporto di grande fiducia e stima non soltanto professionale. Dopo avere effettuato, con quell’Ufficio, i primi sei arresti nell’ambito di note famiglie mafiose, divenne assegnatario di una scorta per tutta la famiglia.

 

Nel 1980 si costituì il “pool” antimafia, sotto la guida di Chinnici, del quale fecero parte sia magistrati (come Borsellino, Falcone e Di Lello), sia funzionari della Polizia di Stato ( Cas-sarà e Montana);il pool nacque per risolvere il problema dei giudici istruttori che lavoravano separatamente e senza scambio di informazioni, con la conseguenza di una blanda efficienza nel fronteggiare il fenomeno mafioso nella sua globalità. Tutti i componenti chiesero l’intervento dello Stato che non arrivò se non, faticosamente, solo due anni dopo e solo in seguito all’assassinio del deputato Pio La Torre. Il ministro degli Interni, inviò allora, come Prefetto, il Generale Carlo Alberto Della Chiesa, che venne ,però assassinato dopo 100 giorni dall’inizio del suo mandato.Ciò convinse il Parlamento a varare la legge Rognoni-La Torre con la quale si istituiva il reato di “Associazione Mafiosa” che il pool avrebbe sfruttato per ampliare le investigazioni sul fronte bancario per inseguire il riciclo di capitali.

 

Il 29 Luglio 1983, con l’esplosione di un’autobomba, fu ucciso Rocco Chinnici (che venne sostituito da Antonino Caponnetto);il pool chiese una mobilitazione generale contro la mafia; vennero arrestati Vito Ciancimino e Tommaso Buscetta, che iniziò a collaborare con la giustizia, descrivendo dettagliatamente la struttura della mafia di cui, fino ad allora, si sapeva ben poco.

 

Nel 1985 anche Montana e Cassarà vengono uccisi e Falcone e Borsellino, per sicurezza, furono trasferiti nella foresteria del carcere dell’ Asinara dove iniziarono a scrivere l’istruttoria del maxiprocesso che manderà alla sbarra 475 imputati. L’anno seguente Borsellino chiese, ed ottenne, la nomina a Procuratore della Repubblica a Marsala, pur non avendo i necessari requisiti di anzianità di servizio.

 

Intanto si concludeva il maxiprocesso; Caponnetto lasciava il pool per motivi di salute; tutti si aspettavano la nomina di Falcone come suo sostituto, ma il CSM nominò, invece, Antonino Meli; questo fece nascere la convinzione che il pool stesse per essere sciolto.

 

Borsellino, dopo aver denunciato tutto ciò in alcune interviste pubbliche (per le quali rischiò un provvedimento disciplinare), chiese di essere trasferito alla Procura di Palermo.

 

Intanto erano già pronti i piani per la sua uccisione e a rivelarlo fu Vincenzo Calcara (un picciotto di Castelvetrano) che dopo essere stato arrestato decise di diventare collaboratore di giustizia.

 

Borsellino rilasciò numerose interviste per denunciare l’isolamento dei giudici, l’incapacità della classe politica a combattere attivamente contro la criminalità mafiosa, i legami tra la mafia e l’ambiente industriale milanese.

 

Il 19 Luglio 1992, dopo avere pranzato con la moglie e i figli, Borsellino , con la sua scorta, si recò in via D’Amelio, dove viveva sua madre: una FIAT 126, parcheggiata nei pressi, con a bordo 100 kg di esplosivo, detonò al passaggio del giudice, uccidendolo assieme ai cinque agenti di scorta.