Francesco I di Borbone

 

(Napoli 19 Agosto 1777-Napoli 8 Novembre 1830)

 

Nacque a Napoli nel 1777, secondo figlio maschio di Ferdinando IV, re di Napoli e di Sicilia, e di Maria Carolina d’Asburgo Lorena, e fu trattato ed educato subito quale erede al trono, a causa della prematura morte del fratello maggiore Carlo Tito.

 

Ricevette una buona educazione e istruzione e crebbe con notevoli interessi di tipo scientifico, con una certa predilezione anche per la storia, mentre scarse furono le sue conoscenze del latino e delle altre discipline umanistiche.

 

A compimento dei diciotto anni, venne ammesso ad assistere alle riunioni del Consiglio di Stato. Iniziava così il lungo periodo della sua vita da principe ereditario ma da subito manifestò un’ indole indecisa pertanto, quando fu costretto a misurarsi con avvenimenti più grandi di lui, spesso non seppe fronteggiarli adeguatamente.

 

Nel 1797  sposa l’arciduchessa Maria Clementina, figlia dell’imperatore Leopoldo II, dalla quale ebbe due figli :Carolina e Ferdinando (che morì prima di compiere un anno).

 

Nel gennaio 1799 fuggì col padre in Sicilia, pertanto la riconquista di Napoli non lo vide protagonista. Nella capitale si recò solo nel 1801 in qualità di luogotenente del padre rimasto in Sicilia.

 

Morta prematuramente la moglie,nel settembre 1802 sposò la cugina Isabella (figlia del fratello del padre, Carlo IV di Borbone re di Spagna)dalla quale avrà una numerosissima figliolanza tra cui Ferdinando, destinato alla successione.

 

Negli anni della prima restaurazione borbonica non ricoprì un ruolo di rilievo. Quando vi furono forti richieste di autonomia da parte dei siciliani, chiese al padre  la gestione degli affari siciliani e la nomina a vicario generale.

 

Ebbe così inizio “l’inglorioso vicariato” che finì in una sostanziale sottomissione al potente alleato inglese. La concessione della costituzione, i  rapporti con il Parlamento, gli inevitabili contrasti con i genitori furono tutti atti subiti, l’effetto di una situazione di necessità piuttosto che di posizioni liberali.

 

Nel maggio 1815 fu nominato luogotenente per la Sicilia ma deluse le aspettative dei Siciliani perché non si impegnò per portare a compimento la costituzione del 1812.Tornò definitivamente a Napoli il 2 luglio 1820, lo stesso giorno in cui scoppiavano a Nola i moti carbonari; accordò la costituzione spagnola, subito ratificata anche dal padre iniziando un periodo che lo vide  tra i maggiori protagonisti.

 

Quando dilagò la rivolta separatista siciliana decise di non approvare il trattato che concedeva alla Sicilia un proprio Parlamento; quando cercò di occuparsi attivamente della questione  era troppo tardi poichè la parentesi costituzionale volgeva alla fine.

 

Dopo la morte del padre ebbe inizio la seconda fase della sua vita.

 

Fin dall’inizio si comportò in modo sostanzialmente reazionario e si abbandonò raramente a gesti di liberalità.

 

Nessuna importante trasformazione fu compiuta nel campo economico o delle opere pubbliche, con quelle poche e limitate eccezioni consentite dal deficitario bilancio dello Stato.

 

Nei primi anni di regno il principale obiettivo della sua politica estera riguardò l’allontanamento del corpo di occupazione austriaco, per il resto fu di scarso rilievo, tesa a conservare buoni rapporti con tutte le potenze europee.

 

In occasione del quarto matrimonio di Ferdinando VII restò lontano dal Regno dove nominò come reggente il giovane figlio Ferdinando.

 

Tornato a Napoli, fu sollecitato dai reali di Francia a concedere la costituzione, ma fu troppo condizionato dalla paura delle reazioni austriache per un atto così rivoluzionario. Alcuni non trascurabili problemi di salute lo condussero a prematura morte l’8 nov. 1830 a Napoli.